Dieta per la celiachia e sensibilità al glutine: ecco come difendersi.

Dieta per la celiachia e sensibilità al glutine: ecco come difendersi.




C’è sempre maggiore attenzione verso il problema della celiachia e dell’intolleranza al glutine, tanto che si sente addirittura dire che essere celiaci o intolleranti al glutine “è di moda”. Ciò che senz’altro è tipico del nostro tempo è una superiore conoscenza di questi disturbi, rispetto al passato, che comporta, di conseguenza, diagnosi più frequenti.

Celiachia e intolleranza la glutine sono la stessa cosa?

La celiachia è una malattia autoimmune considerata rara (ma che interesserebbe addirittura l’1% della popolazione statunitense, secondo alcuni studi), nota fin dall’antichità e compresa solo in epoche recenti, che comporta un’intolleranza al glutine e che, se trascurata, può avere conseguenze anche molto gravi sulla salute di chi ne è affetto, come l’insorgenza di forme tumorali. L’intolleranza al glutine – più correttamente definita “sensibilità al glutine” – è un disturbo diverso, ugualmente correlato alla presenza di glutine nella dieta, che ha conseguenze più lievi; comporta, ad esempio, un’infiammazione dell’intestino, ma non lesioni ai tessuti.




Celiachia e sensibilità al glutine, dunque, non sono la stessa cosa anche se hanno sintomi simili che possono essere confusi, anche perché non sono sistematici in alcuno dei due casi ed entrambi i disturbi possono manifestarsi in modo diverso nelle persone colpite. Le differenze fra celiachia e sensibilità al glutine diventano più evidenti approfondendone la conoscenza.

Principali differenze fra celiachia e sensibilità al glutine

Il danno più evidente che la celiachia reca all’organismo è l’atrofia dei villi intestinali, “distrutti” dai linfociti, anticorpi che nel malato di celiachia riconoscono il glutine come una minaccia e “partono all’attacco”, colpendo, in realtà, l’organismo stesso. Ciò comporta che il nutrimento introdotto con l’alimentazione non viene correttamente elaborato da una parte dell’apparato digerente, divenuta inattiva, con i sintomi conseguenti a una cattiva nutrizione: non solo diarrea e dolori addominali, ma anche perdita di peso, osteoporosi, cattiva coagulazione del sangue, stanchezza, scarsa lucidità mentale, tendenza alla depressione e tutte le conseguenze della mancanza di questo o quell’elemento nutritivo. La celiachia è una malattia cronica attualmente incurabile: può solamente essere trattata attraverso una rigorosa dieta priva di glutine, che solitamente elimina i sintomi e consente al paziente di assimilare nuovamente gli elementi nutritivi di cui ha bisogno e di ridurre il rischio di sviluppare forme neoplastiche.

La sensibilità al glutine, come detto, non comporta l’atrofia dei villi intestinali, poiché non innesca alcuna reazione autoimmune, ma causa comunque disturbi quali diarrea, gonfiore e dolore addominale, stanchezza, emicrania, scarsa lucidità mentale. Chi soffre di sensibilità al glutine, però, può anche tendere all’aumento di peso, dovuto a una cattiva metabolizzazione dei nutrienti. Sulla sensibilità al glutine si sa ancora poco, poiché solo recentemente è stata distinta dalla celiachia – e dalla psicosi collettiva – e sono necessarie ulteriori ricerche. Si ritiene, tuttavia, che non sia una patologia cronica, ma un disturbo passeggero (anche se può manifestarsi per periodi molto lunghi), eventualmente ricorrente, ma completamente trattabile.

La sensibilità, o intolleranza, al glutine, inoltre, sembra in genere manifestarsi in età adulta o nell’adolescenza, il che farebbe pensare a cause da ricercare nei fattori ambientali, mentre la celiachia spesso si manifesta non appena viene introdotto glutine nell’organismo che ne è affetto, perciò già dallo svezzamento. La celiachia, infine, è diagnosticabile con certezza attraverso esami del sangue, mentre così non è la sensibilità al glutine, che può essere individuata, per il momento, per esclusione e per osservazione delle reazioni del paziente; essa poi, sembra essere correlata anche all’intolleranza verso altri alimenti, ed eliminare il glutine potrebbe non bastare per eliminare i disturbi.

Perché e come eliminare il glutine?

Il glutine è un complesso proteico contenuto in diversi cereali al quale non sono stati attribuiti effetti dannosi su soggetti non predisposti, pertanto non c’è ragione di eliminarlo dalla propria dieta, se non si manifestano sintomi di intolleranza. Anche qualora si dovessero manifestare disturbi che fanno pensare a un’intolleranza alimentare e il principale imputato fosse il glutine, non conviene smettere di assumerlo prima di essersi rivolti (tempestivamente!) al medico e di effettuare le analisi, poiché gli esami per individuare la celiachia sono attendibili solo se chi vi si sottopone sta assumendo il glutine; individuano, infatti, dei marker da esso attivati, assenti se anche il glutine lo è.

Se sorge l’esigenza effettiva di consumare alimenti privi di glutine è importante non solo conoscere quali siano, ma anche dove esso “si annida”: il miglio, ad esempio, è un cereale naturalmente privo di glutine (come il riso), ma poiché negli stabilimenti in cui viene confezionato si lavorano generalmente tutti i cereali, tracce di glutine possono accidentalmente contaminarlo. Si tratta, in questo caso, di quantità irrisorie e innocue anche per la maggior parte di coloro che si sono scoperti intolleranti, ma possono essere già dannose per chi soffre di una forma di sensibilità al glutine molto acuta o di reale celiachia, così come costituisce una minaccia per la loro salute anche una piccola ostia alla settimana.

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